31 agosto 2015

Sunset in Bali

 Il primo tramonto in un nuovo viaggio è sempre il più intenso... 
Da un lato è come se fosse l'unico che hai visto in vita tua, ti emoziona, ti stupisce, ti elettrizza..ti ci perdi dentro. 
Dall'altro è un pó come se fosse l'ultimo, ti fa pensare, a chi hai lasciato e dove nel mondo, ti fa realizzare che la giornata volge al termine, che un ciclo di vita si sta concludendo e che hai scelto di essere altrove. 
Condividere un tramonto con qualcuno che si ama, ha un valore inestimabile.
Io per fortuna ho la mia "Bintang" con me, che in Bahasa significa "Stella"...
Perché dopo un tramonto c'è sempre una stella ad indicarci la strada fino ad una nuova alba.


The first sunset on a new journey is always the most intense ...
On the one hand, it is as if it were the only one that you have seen in your life, excites you, you wonder, thrills you, you will lose inside.
On the other hand, is a bit like it's the last, makes you think, to those who have left and where in the world, it makes you realize that the day draws to a close, that a life cycle is ending and you have chosen to be elsewhere.
Share a sunset with someone you love, it is invaluable.
I fortunately have my "Bintang" with me, that in Bahasa means "Star" ...
Because after a sunset there is always a star to show us the way to a new dawn.


21 agosto 2015

La Partenza - The departure

È nell'attimo stesso in cui l'aereo stacca le ruote da terra e vedi la città scorrere sotto di te,vche realizzi: è fatta! Sto partendo, indietro non si torna. 

La paura, le preoccupazioni, la nostalgia di ciò che lasci rimangono là, sull' asfalto della rampa di lancio. 
E il tuo spirito immediatamente riacquista la leggerezza, l'ebrezza, l'eccitazione che credevi aver perso.

Puoi perderti nelle nuvole, scrutare il mondo dall'alto con il naso appiccicato all'oblò, il paesaggio da quassù non è mai lo stesso, tu non sei mai la stessa persona ogni qualvolta intraprendi un nuovo viaggio, una nuova avventura, ogni qualvolta ti lasci il passato alle spalle e ti concedi un'opportunità di felicità.   

E allora: Via, si và! Il Mondo ti aspetta, basta avere coraggio!  


It is the very moment the plane off the wheels off the ground and see the city slide under you, that you realize: it's done! I'm leaving, no going back.

Fear, worry, nostalgia of what you let remain there, on 'asphalt of the launch pad.
And your spirit immediately regains lightness, the thrill, the excitement that you thought you lost.

You can get lost in the clouds, peering at the world from the nose stuck to the porthole, the scenery from up here is never the same, you are never the same person every time you embark on a new journey, a new adventure every time you leave the past behind and you give yourself a chance of happiness.

And then: Street, you go! The world is waiting for you, just be brave!




15 agosto 2015

Viaggiare è il modo migliore per perdersi e poi ritrovarsi

If you are brave enough to leave behind all that is familiar and comfortable, and that can be anything from your home to old grudges, and embark on a journey in search of truth, both external and internal; if you really are willing to consider everything that happens to you during this trip as a clue; if you accept everyone you meet along the way, such as teachers; and especially if you are prepared to accept certain realities of yourself really uncomfortable, then the truth will not be precluded.
(Elizabeth Gilbert)


Se sei abbastanza coraggioso da lasciarti dietro tutto ciò che è familiare e confortevole, e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa ai vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esteriore che interiore; se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio; se accetti tutti quelli che incontri, strada facendo, come insegnanti; e se sei preparato soprattutto ad accettare alcune realtà di te stesso veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.
(Elizabeth Gilbert)




10 luglio 2015

Birmania - Myanmar

Birmania, Myanmar, Bruma...nomi differenti per un unico paese ma dalle molteplici facce. 



Il Myanmar è lo stato indocinese più esteso del Sud Est Asiatico. 
Il meno sviluppato.
Uno dei potenzialmente più ricchi, ma di fatto tra i più poveri. 
Quello notoriamente più conflittuale e tristemente noto ai giorni nostri per le sanguinose rivolte interne. 

Per visitare la Birmania è necessario richiedere per tempo un visto turistico, che vi verrà rilasciato o no, a insindacabile giudizio delle autorità competenti, con validità di 1 solo mese. 
Solo recentemente questo stato, governato da una rigida giunta militare ha aperto le proprie porte ad un ancor limitato flusso turistico. 

Ma a maggior ragione visitare questa terra ancora immutata nella fisionomia e culturalmente, può essere una delle esperienze più emozionanti per un viaggiatore come me. 

Vi anticipo che per visitare e vivere a pieno questo paese sono necessari almeno 15/20 giorni, un po' perché il viaggiare "on the road" è alquanto difficoltoso sia  per la carenza di infrastrutture, quali strade asfaltate e ferrovie, sia perché le distanze tra i diversi punti d'interesse sono notevoli.
Non solo, i voli interni sono piuttosto dispendiosi, all'incirca 100$ a tratta, e infine perché ci sono numerose  località paesaggisticamente e culturalmente completamente differenti tra loro che è d'obbligo vederne più di una. 

Contrariamente a quanto appena affermato il mio breve viaggio in questo paese è programmato per la sola durata di 5 giorni. 

Ovviamente mi pentirò non appena atterrata di non essermi adeguatamente informata e organizzata per trascorrere un periodo più lungo in Birmania.  

Le tappe in programma sono 2.

Yagoon, ex capitale del paese nonché sede della Shwedagon Zedi Daw Pagoda, uno stupa dorato alto 98 metri, e Bagan, importantissimo sito archeologico e Patrimonio Mondiale dell'Unesco.


La pagoda si trova ad ovest del lago reale sulla collina di Singuttara, di conseguenza domina il profilo della città. È la pagoda buddista più sacra per i birmani con le reliquie dei quattro Buddha conservati dentro: il sostegno di Kakusandha, il filtro d'acqua di Konagamana, un pezzo dell'abito di Kassapa e otto capelli di Gautama, il Buddha storico di Bagan.

È una città sacra sopra la città. 
Monaci, fedeli, turisti di tutto il mondo si perdono, s'incantano, pregano e s'incontrano tra le guglie dorate di questo     luogo surreale.


La città di Yagoon appare come una vecchia signora decadente e lacerata ma pur sempre affascinante.
La fisionomia degli antichi palazzi coloniali dai colori accesi lascia immaginare un passato florido e regale, ormai dimenticato, perduto, distrutto. 


I segni dei numerosi e sanguinosi conflitti interni che a tutt'oggi lacerano questo paese sono visibili nelle piazze nelle strade per le vie della città, nei volti segnati e stanchi della gran parte della  popolazione ridotta in povertà. 



Ma il Myanmar è anche un paese forte, fatto di studenti, monaci, uomini e donne che lottano e credono in un possibile cambiamento.

Per una panoramica visione della città vietato non prendere l'unico treno che aggira Yagoon e porta fuori di essa. 
Basta fare poche fermate a bordo di questo vecchissimo locomotore per sentirsi davvero un tutt'uno con la realtà locale. 




Tutti in carrozza, senza biglietto, senza porte, senza vetri, senza sedili, si sale e si scende quasi in corsa, si viaggia all'avventura!! 
EMOZIONE PURA! 

Bagan, ovvero la valle antica dei templi è la seconda tappa del mio viaggio.




Raggiungibile con un volo interno di circa 2 ore (aeroplani bimotore, tariffa standard, aereoporti non proprio moderni ma "caratteristici", pasto servito a bordo...insomma state tranquilli...per arrivare, arrivate..non chiedetevi altro, sarà  un'avventurosa sorpresa! -sconsigliato ai deboli di cuore- ).

Bagan è uno dei posti più incredibili e unici che abbia mai visitato. 
Le rovine di Bagan ricoprono una superficie di quasi 10 chilometri quadrati. La maggior parte dei suoi edifici furono costruiti fra il 1000 e il 1200, quando Bagan era la capitale del primo impero birmano.
Oltre 10000 stupa furono edificati in soli 250 anni. 
Ovunque vi giriate ne vedrete a perdita d'occhio intorno a voi. 

È possibile accedere quasi in tutti, e salire sulle sommità dei più grandi per perdervi nel paesaggio rosso rame dall'alba al tramonto. 


 
Affittate una bicicletta e perdetevi nella sacralità di questo luogo dal fascino ancestrale. 
Occhio però a portare con voi acqua e cappello, nella stagione secca le temperature superano i 40º e vi sembrerà  di essere nel deserto. 

Il piccolo centro di Bagan è caratterizzato da ristorantini a conduzione familiare in cui si mangia divinamente, piccole botteghe di artigianato dove acquistare tele dipinte e ombrelli di carta ... E poco altro...
Ma la tranquillità e la pace che si respira è assolutamente rilassante. 


Se volete concedervi il 'lusso' di una gita fuori porta, affittate un driver e fatevi condurre al Monte Popa attraverso un salto all'indietro di almeno 100anni. 
Lungo il viaggio incontrerete realtà a noi sconosciute fatte di uomini e donne che vivono in un tempo fermo, senza tempo. 


Dove la terra, il fuoco, e la natura sono tutto, sono vita, sono un tutt'uno con l'uomo. 




Dove la modernità, forse grazie a dio, non ha ancora tolto il sorriso a chi non ha tutto e vive in armonia con il 'niente'.

Dopo almeno 2ore di viaggio attraverso la il paesaggio birmano arriverete al Monte Popa un vulcano inattivo alto circa 1500mt, sulla cui sommità si erige un tempio luogo sacro considerato l'Olimpo Birmano, perché dimora dei Nat, una sorta di spiriti. Da qui si gode una gran vista della vallata e c’è una certa pace. Tuttavia, in fondo in fondo, l’attrazione più interessante del luogo sono i 7700 scalini da salire sotto l'assalto di scimmie scatenate.





La Birmania è sicuramente un paese da esplorare, un viaggio da intraprendere con coraggio e curiosità. 
Una meta inusuale e inconsueta da vivere senza alcuna aspettativa, se non quella di lasciarsi rapire, stupire e conquistare dalla pace a cui ambisce attraverso i suoi contrasti. 







 

22 maggio 2015

Goodmorning Vietnam!

 Hà Nội - 河内 

Letteralmente "tra i 2 fiumi" ,capitale del Vietnam e città dal carisma indiscutibile. 


Ex colonia Cinese, successivamente Francese Hà Noi city racchiude in sè due anime molto contrastanti e al tempo stesso stilisticamente perfettamente integrate.
Il fascino retrò del quartiere francese, con le sue case coloniali trasformate in boutique, ristoranti e negozi alla moda è il cuore pulsante di una città ancora pregna  di un'antica cultura cinese. 
Le viuzze che si aricolano tutt'intorno al centro sono caratterizzate da un susseguirsi di piccoli negozietti di artigianato locale, botteghe antiche, cucine all'aperto per mangiare di strada, alimentari locali, bancarelle, rivenditori di fake... 





Si prepara il cibo, si cucina e si gusta in mezzo alla strada, seduti su minuscole sedioline di plastica o in tavolini allestiti in maniera più che semplice, in ciotole di plastica, rigorosamente con le bacchette. 
Il cibo è semplice, svariate tipologie di foglie a noi europei ignote da assaporare servite insieme a candidi "gomitoli" di noodles di riso da intingere in brodini, accompagnare a polpettine di carne, zampe di rana, di gallina, molluschi, pollo..il gusto è straordinario, unico. 
Sono sapori mai provarti, speziati, delicati, inediti alle nostre papille gustative, non puoi non esserne tentato. 


Se non ti fermi alle apparenze e non sei un maniaco delle norme igieniche questi posticini locali sono un ottima alternativa ai ristoranti canonici, e a prezzi super economici, quasi da non credere. 



Il Vietnam è movimento, frenetico, confusionale, divertente, incessante. 
È la patria delle due ruote, che siano motorini, biciclette o risciò sono il mezzo di trasporto per eccellenza. 
Con in sella Intere famiglie , o con carichi straordinari di qualunque genere, sono i motorini il vero spettacolo quotidiano di questa città. 
Puoi fotografarne a migliaia, non ti stancherai mai. 
Puoi vederli scorrere come un fiume in piena per tutta la città non riuscirai a contarli.
Devi stare attento ad evitarli quando attraversi le strade, ma devi aver il coraggio di esserne passeggero almeno una volta. 






Il Vietnam devi viverlo, non puoi solo osservarlo, devi essere parte di quella quotidianità. 
Non puoi limitarti a guardarlo da turista, devi "integrarti" nelle abitudine, e negli usi dei suoi abitanti.
Mangiare con loro, frequentare i loro mercati, dove si comunica a gesti, spostarti come loro, devi esser parte di quel fiume in movimento. 

Allora non potrai che esserne affascinato.
Allora ti sveglierai la mattina pensando: "GoodMorning Vietnam!" , sono pronta ad una nuova avventura!! 






13 maggio 2015

KAWAH IJEN

Kawah Ijen, ovvero il vulcano dalle fiamme blu. 
Situato nella parte orientale dell'isola di Giava questo vulcano ha all'interno del suo cratere non solo il più grande lago acido del mondo, ma anche una vena mineraria sulfurea, da cui viene estratto lo zolfo. 




Raggiungere la sommità dello Ijen, e successivamente scenderne nel cratere, non è un impresa facile, ma neanche impossibile. 

È necessaria una camminata di due ore per raggiungere il bordo del cratere e successivamente una "passeggiata" di 45 minuti fino alla riva del cratere...il fuoco blu si accende per il gas solforico, che emerge dalle fessure con temperature fino a 600º. 

È uno spettacolo tale e suggestivo che ne vale sicuramente l'impresa! 

Si parte di notte, poche cose sono necessarie; una torcia per illuminare il cammino, scarpe comode da ginnastica o trekking, acqua, una mascherina per proteggersi dai gas, e una fotocamera per immortalare ogni attimo della vostra avventura. 

La nostra inizia all'1.45am, quando la nostra guida ci preleva dell'albergo per condurci alla scoperta delle meravigli inaspettate di questo luogo. 

Emozionati ed eccitati iniziamo di buona lena la camminata che ci condurrà al cratere, 3km di percorso in crescente difficoltà, la strada si fa kilometro dopo kilometro sempre più stretta e ripida. 


Più ci avviciniamo al cratere più è forte e penetrante l'odore di zolfo, che brucia in gola e rende difficile respirare...è giunto il momento di indossare le mascherine e scendere sulla riva del cratere.


È tutto un via vai di persone, al buio della notte è difficile distinguere tra minatori, guide, turisti, è un muto incontrarsi di sguardi, di respiri affannati, di bisbigli stupefatti. 
 
E poi d'un tratto quando meno te l'aspetti eccole! 
Le fiamme blu, appaiono e scompaiono lungo il costone, tra il fumo e il gas sprigionato dal vulcano, come un fuoco magico improvviso e misterioso. 



La fatica in un attimo scompare..e il cuore batte all'impazzata! 
Ci siamo! Che Spettacolo! 

Il vento ci spinge i gas e il fumo acre addosso, per lunghi interminabili attimi l'aria è irrespirabile, la gola brucia da morire, i polmoni non ossigenano, gli occhi lacrimano, trovare un riparo dietro le rocce è impossibile, e in un attimo sembra di essere scesi nella gola dell'inferno.
Tratteniamo il fiato 10, 15, 20 interminabili secondi, accovacciati e rannicchiati in noi stessi per proteggerci...trepidanti nell'attesa di riassistere "allo spettacolo".

L'alba non tarda ad arrivare e le ombre e il paesaggio si fanno più nitidi. 
Davanti a noi il lago acido e la vena sulfurea, il fumo, il giallo brillante dello zolfo, uomini intenti ad iniziare la loro giornata lavorativa e turisti come noi spettatori di un giorno di vita quotidiana sul vulcano Kawa Ijen. 





Ti chiedi "loro" come fanno? Come resistono? Come possono tutti i giorni sopportare il peso delle ceste colme di Zolfo, e respirare quest'aria tagliente? 
Loro, i minatori, uomini dai 20 ai 65 anni, che vivono di questo, che quotidianamente percorrono questo cammino negli abissi dell'infernale cratere solo per uno o due carichi di zolfo, pagato a peso. 

Sono come formichine, piegate sotto il peso delle ceste, che spiccano con il loro giallo brillante tra le pendici grigie e rocciose del cratere. 

Salgono e scendono con passo greve e affannato, senza sosta , senza mai alzare la testa dal percorso. 

 


Sarà la pesata finale del carico a determinare il loro salario quotidiano, è un lavoro a cottimo, chi ha più energie per compiere più di un viaggio è un uomo "fortunato".



Mediamente il peso complessivo di un carico si aggira intorno ai 90kg, per uomini che se ne pesano 60/65kg è tanto.
Un carico di zolfo è pagato mediamente 4€.


Risaliamo fino alla cresta del cratere, la nostra guida ci conduce nel punto migliore per godere di una vista spettacolare sulla totalità del paesaggio che ci circonda. 
Dall'alto sembra di essere in una cartolina, il turchese del lago è talmente saturo da apparire quasi finto. 

Sotto di noi le spumose nuvole bianche,  attorno le altre sommità di antichi vulcani, il verde scuro della fitta vegetazione, l'oro dello zolfo brillante. 
Uno spettacolo incredibile! 
La magnificenza della natura concentrata in unico luogo. 






Non vorremmo più andar via...è troppo bello il mondo visto da quassù.
Ma ormai sono le 7am, le ore sono volate, abbiamo riempito le memory card delle nostre fotocamere e i nostri occhi di immagini che non dimenticheremo. 

E presto dobbiamo ripartire per una nuova avventura. 


Il Kawah Ijen si è guadagnato sicuramente un posto nella Top Ten dei posti più suggestivi al mondo, ad oggi da me visitati. 

Grazie a Emanuele, Paolo, Patrizio e Daniele, compagni di viaggio e d'avventura unici. 
E alla nostra giovane e preziosa guida.